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Ogni grande progetto nasce da un sogno e la valigia di Aurelio Balistreri, giovane artista napoletano, ne era piena quando, nei primi anni del dopoguerra, si trasferì a Roma per mettere a frutto il suo talento nelle arti figurative iniziando a disegnare gioielli.

La passione per la sua arte lo travolgeva a tutte le ore del giorno. Ogni nuova idea, per lui, aveva l’urgenza di essere realizzata e la sua vulcanica creatività si traduceva in bozzetti che disegnava su ogni pezzo di carta che gli capitava tra le mani: un tovagliolo, un biglietto dell’autobus, una busta del pane.

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Aurelio Balistreri amava l’arte, la natura e la bellezza in ogni sua forma. Utilizzava canoni classici proiettandoli sempre in qualcosa di originale, all’avanguardia, creando opere di assoluta modernità.

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Erano gli anni ’50 e i suoi preziosi disegni furono immediatamente apprezzati, tanto che presto furono pubblicati sulle più importanti riviste dell’epoca come l’Araldo Orafo e l’Orafo Valenziano. Fu proprio in quel periodo che iniziò a lavorare con le aziende orafe valenziane, riconosciute come le più prestigiose del settore.

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I suoi bozzetti spiccavano sempre più per la loro bellezza e l’armonia delle forme, tanto che iniziò a creare pezzi unici per gioiellerie storiche di Roma come Petochi, in Piazza di Spagna, e Massoni, in Via Condotti.

La sua fama, negli anni, crebbe assieme a una inesauribile richiesta di prodotti di alta gioielleria. È il periodo della “Dolce vita” e il suo nome, assieme ai suoi inimitabili disegni, furono apprezzati anche nel mondo dell’alta società internazionale.

Sempre nei primi anni sessanta, spinto dall’entusiasmo e sollecitato dai clienti più importanti, Aurelio maturò la decisione di iniziare a realizzare i gioielli da lui ideati, avvalendosi della collaborazione dei più abili maestri orafi italiani.

Molte sono state anche le esperienze e le contaminazioni nel campo delle arti figurative che lo hanno portato a misurarsi nella produzione di pezzi unici firmati da artisti contemporanei quali Afro, Capogrossi, Ceroli, Franchina, Mastroianni e Pomodoro realizzati per le famose gioiellerie romane Fumanti e Masenza.

 

Alla fine degli anni ‘70, a Ginevra, avvenne l’incontro tra Aurelio Balistreri e la famiglia Adler, proprietari dell’omonima maison, fondata nel 1886 a Ginevra e famosa nel mondo per le sue creazioni di alta gioielleria. Questa collaborazione diede presto vita a una esplosione di magnifiche opere frutto  della comune passione per l’arte orafa e per il gusto del bello.

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La sinergia tra Balistreri e Adler crebbe sempre di più con il passare degli anni e il legame  tra le due famiglie non si è mai interrotto. Ancora oggi il filo che unisce i due simboli dell’alta gioielleria internazionale è molto saldo.

Il talento indiscusso di Aurelio Balistreri è indubbiamente stato tramandato alle figlie, Francesca e Federica, le quali iniziarono a lavorare con lui alla fine degli anni ’70, apportando la loro personale creatività, la loro dedizione e la loro conoscenza dell’arte del gioiello.

Da allora, fino ai primi anni 2000 Francesca e Federica hanno affiancato Aurelio creando e realizzando gioielli oramai impressi nella storia della grande gioielleria italiana.

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Nel 2003 scompare Aurelio Balistreri lasciando in eredità un immenso patrimonio di disegni, progetti e soprattutto visioni artistiche; un sentiero creativo che le figlie hanno seguitato a percorrere riuscendo così a rinnovare il suo sogno originario senza snaturarlo.

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